Sicurezza lavoro

“Per quasi cinquecento famiglie nel nostro Paese questo non sarà un Natale da festeggiare, ma solo una triste occasione per ricordare e piangere un proprio caro scomparso tragicamente al lavoro. Sono 484, infatti, le persone che nei primi undici mesi del 2010 hanno perso la vita. Da Nord a Sud della Penisola l’emergenza non conosce confini e miete vittime quotidianamente: almeno una al giorno; più di 9 alla settimana”. Sul finire dell’anno, il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, Mauro Rossato, propone una delle più sconfortanti immagini delle morti bianche in Italia. Ed è sempre la Lombardia ad indossare la maglia nera con 68 decessi, seguita dal Veneto (51) e dalla Campania (43). Ma vicine al podio della morte sono anche la Puglia (41), e la Sicilia con il Lazio (35).

E’ però il Trentino Alto Adige la regione in cui viene registrato l’indice di incidenza più elevato delle morti sul totale della popolazione lavorativa (62,2 contro una media nazionale di 25,2. Seguono: Calabria (37,5) e Abruzzo (36,4).

La provincia più colpita è Bolzano con 20 decessi, mentre Roma è seconda con 17 morti bianche. Al terzo posto Brescia e Napoli (16). Oltre dieci vittime vengono registrate anche a Milano (14), a Foggia (13), a Padova e Bari (11). Questo per ciò che riguarda i valori assoluti. Sul fronte, invece, dell’incidenza sulla popolazione lavorativa è Vibo Valentia a condurre le fila provinciali con un indice pari a 84, 5. Completa il podio il Nordest con Bolzano (84,3) e Belluno (78,9). Quarta è Matera (76,7) e quinta Chieti (71,3). Indicatori decisamente più virtuosi in tal senso vengono rilevati nelle grandi province: Roma (10), Napoli (20), Milano (7,9), Palermo(25,2), Genova (16, 5), Firenze (11, 6), Bologna (11,3), e a Torino si rileva addirittura un indice di incidenza pari a 2,1.

L’agricoltura continua a detenere il primato delle morti sul lavoro con il 36,4 per cento delle vittime. Ma non è da meno l’edilizia dove si rileva il 27,9 per cento dei decessi. A distanza si trovano i valori di trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (6,2 per cento), così come i settori del commercio e delle attività artigianali insieme a produzione, distribuzione e manutenzione energia elettrica, acqua e gas (5,2 per cento).

“Sono sempre i più esperti, poi, – sottolinea l’ingegner Rossato – coloro che perdono la vita durante l’orario di lavoro. E ciò significa che l’esperienza contribuisce ad abbassare pericolosamente i livelli di guardia”. Tant’è che la fascia d’età maggiormente coinvolta nel dramma è quella compresa tra i 40 e i 59 anni, in cui si concentra quasi la metà di tutte le morti bianche del Paese: il 44,5 per cento per la precisione. Anche gli ultrasessantenni, comunque, sono molto a rischio e sono il 31,1 per cento delle vittime del lavoro.

La caduta dall’alto e il ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento sono invece le cause principali di morte (rispettivamente nel 27,5 per cento e nel 19,8 per cento dei casi). Altrettanto drammatica la percentuale di coloro che muoiono schiacciati per la caduta di oggetti pesanti (10,7 per cento. Si continua a morire inoltre per: investimento di un mezzo (7,2 per cento dei casi), contatto con organi lavoratori in movimento (5,6 per cento) e contatto elettrico diretto (4,3 per cento).

Gli stranieri rappresentano il 10 per cento dei decessi. Le vittime rumene (34 per cento) e quelle albanesi (25,5 per cento) sono le più numerose tra quelle che non hanno nazionalità italiana. Mentre le donne che nel nostro Paese hanno perso la vita al lavoro sono 14.

La speranza. “Da esperti di sicurezza sul lavoro – conclude il Presidente dell’Osservatorio – ci auguriamo che il prossimo anno il bilancio delle morti bianche possa essere meno tragico. Anche in virtù dei contributi Inail a favore delle imprese e delle industrie che investiranno in formazione , adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale finalizzati a migliorare proprio la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

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