Terrorismo: per i Garanti europei l’accordo Swift fra Ue ed Usa non è in linea con la normativa sulla privacy

Le preoccupazioni espresse in una lettera al Parlamento europeo
Con una lettera congiunta inviata al Parlamento europeo, le Autorità di protezione dati europee ed il Gruppo di lavoro polizia e giustizia, presieduto da Francesco Pizzetti, hanno manifestato forti preoccupazioni per gli standard di protezione previsti nel nuovo accordo anti terrorismo, noto come “accordo Swift”.
Nella lettera, le autorità invitano il Parlamento europeo a tenere conto di tali preoccupazioni in occasione del dibattito sull’accordo previsto durante la sessione plenaria di domani.
L’Accordo Swift è stato stipulato all’inizio di giugno dalla Commissione europea e dal Ministero del tesoro Usa e prevede il trasferimento di informazioni relative alle operazioni finanziarie dall’Ue agli Stati Uniti per la prevenzione e la lotta al terrorismo.
Le Autorità  europee ritengono che l’accordo, per quanto migliorato rispetto al precedente, non rispetti la normativa Ue. Due, in particolare, i punti critici sui quali i Garanti della privacy hanno espresso le maggiori riserve.
Il primo riguarda il trasferimento massivo e indiscriminato di informazioni finanziarie verso gli Usa, informazioni che peraltro possono essere trasmesse a agenzie di polizia e autorità giudiziarie. Le condizioni fissate nell’accordo, sia riguardo al trasferimento massivo dei dati sia riguardo alla loro ulteriore trasmissione, non soddisfano le garanzie necessarie in base al diritto Ue, fra cui il rispetto del principio di finalità e l’obbligo di una conservazione limitata nel tempo (fino a cinque anni).
Su questo punto le Autorità hanno inoltre chiesto che, comunque, ove l’accordo fosse approvato, ci si impegni fin d’ora a modificarlo nell’ambito della già prevista attività di revisione congiunta dell’accordo.
Il secondo punto critico riguarda i dati relativi alle transazioni finanziarie effettuate esclusivamente all’interno dell’Ue. Le Autorità privacy vogliono avere certezza che queste informazioni – i cosiddetti dati SEPA, relativi all’Area unica dei pagamenti in Euro – non siano oggetto di trasferimento. E’ questo infatti un aspetto sul quale l’Accordo non si pronuncia con chiarezza.
Roma, 5 luglio 2010

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